
Pietracatella, la “morgia” a controllo della valle del Tappino
Tra colline più o meno dolci si erge uno sperone roccioso, in dialetto chiamato “morgia”. Su di questo sorge Pietracatella, paese arroccato e difeso dalla sua roccia. Un tempo dominato da un castello andato perduto, oggi si mostra senza la sua fortezza. I vicoli ed il territorio, però hanno tanto altro da mostrare.
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Cenni storici
Le prime tracce di attività nel territorio risalgono ai tempi più remoti. Rinvenimenti di alcuni manufatti litici attestano, infatti, la presenza di cavernicoli che vivevano all’interno di grotte.
La principale notizia certa sull’abitato è nel Catalogo Borrelliano del 1187 e si riferisce a due casali situati a breve distanza l’uno dall’altro. Il primo si chiamava “Petra“, così denominato dal gigantesco magigno presente sul posto, nella parte alta della collina, l’altro, “Catella“, era posto nei pressi del fiume Fortore. In seguito a terremoti, epidemie ed altri eventi che resero opportuna l’unione degli abitati, la popolazione di Catella su trasferì a Petra, dando origine all’odierna Pietracatella.
Altre notizie sul borgo derivano dal medesimo Catalogo nel quale si legge “Riccardus de Guasto, sicut dixit demanium suum de disterna, de Petra et de Catella est feudum…”. Pare che Riccardo Guasto, col tempo, abbia assunto il cognome di “De Catellis” e la sua famiglia dominò sul feudo fino al XIV secolo. Altro evento collegato al paese è quello che narra che nell’agosto del 1383, Luigi d’Angiò, diretto in Puglia, “si accampò in una terra chiamata Pietra Catello” e, con una mossa strategica, sfuggì alla trappola dei durazzisti.
Nel 1387, Re Ladislao di Durazzo, affidò il feudo di Pietracatella alla famiglia Boccapianola, alla quale succedettero prima i di Capua e poi i Ceva (Leva) Grimaldi, che furono signori fino all’abolizione della feudalità.
Cosa vedere
L’attuale abitato si sviluppa attorno alla morgia, che sembra proteggere le costruzioni sottostanti dai freddi venti settentrionali. I primi insediamenti sono avvenuti sul blocco di roccia sul quale, in età medievale, fu edificata la chiesa di San Giacomo. Poiché l’enorme roccia presentava profondi strapiombi, le costruzioni che sorsero in seguito si sono estese seguendo la naturale discesa del territorio verso la valle del fiume Tappino.
Il centro storico ha subìto pochissimi cambiamenti nel corso degli anni, tanto da conservare ancora le caratteristiche originarie: abitazioni in pietra addossate le une alle altre e attraversate da vie strette lastricate in pietra.
Tra i principali monumenti è da menzionare la Chiesa di San Giacomo che presenta una maestosa struttura con due entrate laterali, una a nord, l’altra a sud. L’ingresso a settentrione si distingue per il suo portale, semplice nelle linee gotiche, il quale probabilmente era riservato in origine ai feudatari che risiedevano nel vicino castello. Una volta entrati, sulla destra, vi è un’acquasantiera ornata di una fascia con grandi fiori. Sul lato sud vi è la seconda entrata, più antica della precedente, riservata al popolo.
Sull’altare maggiore troneggia il duecentesco crocifisso ligneo, il più antico presente in Molise e di eccezionale fattura. L’opera, che si discosta dai modelli francesi, catalani o germanici, è probabilmente di un maestro locale. All’interno della chiesa è presente anche una cripta, dedicata a Santa Margherita.
Riguardo il castello, come detto non esiste più se non poche tracce. Sorgeva nel territorio degli antichissimi insediamenti di Bucca e Planola e fu fondato dalla famiglia latina Petrea o Petreia, nell’anno 323 a.C.
Da vedere, ancora, la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, ad una sola navata, restaurata nel 1715 a seguito di un incendio e la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.
Distante dall’abitato in direzione ovest è possibile ammirare i resti di Villa Grimalda, antico Monastero Benedettino convertito in residenza marchesale dalla Fam. Grimaldi nel XVIII secolo. A valle invece, sulla sponda sinistra del Fiume Tappino, lungo il tratturo Lucera-Castel di Sangro, vi è l’antica Taverna sul tratturo.
Tradizioni e gastronomia
Principale festa che coinvolge la popolazione è la festa della Madonna della Ricotta, che ricorre il primo martedì di Pentecoste e celebra l’attesa della Madonna e gli Apostoli nel Cenacolo. In tale occasione si organizzano manifestazioni musicali, concerti, spettacoli folkloristici e giochi popolari e si prepara la prelibata ricotta. Patrono del comune, invece, è San Donato, festeggiato il 7 agosto.
Tra le feste che si svolgono nel corso dell’anno sono da menzionare il Carnevale, con la sfilata dei carri, il Vicolo in Vita durante l’estate, il Premio Letterario “F. De André” e la Sagra dei Cavatelli.
Tradizionali del luogo per quanto riguarda la gastronomia sono polenta e fegatino, cavatelli al ragù e salumi, su tutti la salsiccia.























