
Campobasso e il ferro battuto: l’arte nascosta nei balconi
Nel cuore antico di Campobasso, tra vicoli in salita e scorci di pietra che raccontano secoli di vita, il metallo presente non è solo materia; è linguaggio, memoria, identità. Il ferro battuto qui diventa segno distintivo del paesaggio urbano, dettagli che spesso sfuggono a uno sguardo frettoloso ma che, a ben osservare, rivelano un patrimonio artigianale di straordinaria raffinatezza.
Ringhiere, balconi, cancelli, panchine, portoni e piccole grate non sono semplici elementi funzionali: sono opere nate dal fuoco e dalla mano dell’uomo, modellate col martello, piegate con pazienza, disegnate con gusto. Nel centro storico di Campobasso, queste lavorazioni raccontano una tradizione che unisce abilità tecnica e sensibilità estetica, dove ogni curva, voluta o traforo diventa parte del racconto della città.
Ghisa e ferro battuto: opere d’arte a Campobasso
Passeggiare tra le strade del borgo antico significa anche alzare gli occhi e scoprire un museo a cielo aperto fatto di ferri intrecciati, motivi floreali, geometrie leggere e arabeschi che dialogano con la pietra, il legno e la luce. È un’arte silenziosa ma presente, che ha accompagnato generazioni di artigiani e che ancora oggi contribuisce a definire il carattere autentico di Campobasso. Un carattere, spesso, dimenticato.
Via (de’) ferrari, una delle principali del centro storico, è il cuore di questa storia. Ad oggi è conosciuta solo come “via Ferrari”, ma non c’entrano nulla le auto realizzate a Maranello, ancor meno gli spumanti.
È “de’ ferrari”, vale a dire dei ferrari, di chi lavorava il ferro. Sì perché a Campobasso si lavoravano la ghisa, il ferro battuto e l’acciaio traforato, tradizioni andate quasi del tutto perdute. Nel capoluogo non solo si lavoravano questi metalli, la città era rinomata per tali lavorazioni. Basti pensare all’egregio lavoro svolto da alcune famiglie per la realizzazione dei Misteri che sfilano a Corpus Domini.
Oramai in città poche sono le botteghe che portano avanti questa tradizione ma molte sono le testimonianze di un passato glorioso. Il centro storico ne è pieno, tra panchine e lampioni in stile liberty, l’arte è tutta intorno a voi. Oppure alzando gli occhi al cielo. Noterete ringhiere dei balconi finemente ornate, un lavoro di grande maestria che solo degli esperti del settore potevano realizzare. Fateci caso la prossima volta che passeggerete per la città, Campobasso vi stupirà per molte cose, comprese le sue opere in ferro e ghisa.
La lavorazione dell’acciaio traforato
Una tradizione simile a quella della ghisa o del ferro battuto è l’acciaio traforato. Pensando al Molise e alle lame tutti parlano di Frosolone, e a ben vedere. Ma nel passato il capoluogo di regione era forse anche più famoso. E difatti…
“La Toledo d’Italia”. Così venne ribattezzata Campobasso per l’abilità dei suoi cesellatori d’acciaio. A tal proposito Benedetto Croce narra che, trovandosi a Londra, aveva bisogno di un rasoio. Entrando in un negozio gliene furono mostrati diversi, tra cui i famosi Solingen tedeschi, ma quando il filosofo dichiarò di volere “il migliore che ci fosse”, il negoziante rispose: “Ho capito: lei desidera un rasoio di Campobasso!”.
Ad oggi sono un paio le botteghe rimaste a portare avanti questa lavorazione.
In foto le opere di Antonio Muccino.






























