
Castelpizzuto, ai piedi del Matese tra acqua e tetti in pietra
Castelpizzuto è uno di quei paesi dove non ci si capita per caso. È, infatti, immerso nel verde del Matese, tra torrenti d’acqua, viste mozzafiato e vicoli dal caratteristico aspetto medievale. Il paese però vale ogni chilometro percorso per raggiungerlo, per la natura circostante ma anche per ciò che ha da offrire il centro storico, con le case in pietra con caratteristiche tetti che si trovano in poche altre parti del Molise.
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Cenni storici
Nel 1269 gli Angioini fondarono il centro, costruendo inizialmente una piccola roccaforte a guardia dei monti del Matese. Verso la fine del Duecento divisero poi il possedimento in tre parti, affidandole rispettivamente a Gualtiero da Ponte, Nicola Roccafoglia e Alferio d’Isernia. Il da Ponte morì e il suo terzo tornò al regio demanio, poi venduto al d’Isernia che, nel 1316, comprò l’ultima quota divenendo “Signore di Pizzuti”. Si susseguirono poi i Gaetani, i Pandone, i Capece Galeota e i D’Agostino.
Nel 1807 il comune fu accorpato a quello di Sant’Agapito ed inserito nel distretto di Isernia, governo di Monteroduni. Nel 1815, infine, tornò autonomo e fu trasferito al circondario di Cantalupo nel Sannio.
Cosa vedere
Nel paese, tipico borgo medievale, ci sono da notare i tetti, in maggioranza realizzati in scandole di pietra (licie) soprattutto quelli a più forte pendenza. Gli abitanti raccoglievano l’acqua piovana da questi tetti e la usavano per conservare i cibi, in particolare le pere, che proprio da quei tetti presero il nome di pere risciole.
Nel periodo medievale il borgo era conosciuto sotto il nome di Castrum Piczutum. Camminando tra i vicoli ci si imbatte nel Palazzo baronale. Le notizie relative al castello iniziano con quelle del paese, a metà del XIII secolo. Nella zona retrostante l’edificio conserva la torre medievale circolare che affaccia sul cortile.
Edificio religioso più importante è la Chiesa di Sant’Agata che accoglie i visitatori nella parte bassa del borgo. In epoca medievale gli abitanti la costruirono nei pressi del castello e realizzarono davanti ai due edifici una piazza che nasconde un vuoto sottostante. In passato, infatti, al di sotto vi erano i granai del castello o delle vere e proprie segrete. Più volte restaurata, colpisce per l’estrema semplicità. Sull’architrave della porta è incisa la data del 1594, anno di costruzione. L’uscio della porta ricorda che un Libetti lo lavorò nel 1752. Non è chiara, invece, una breve iscrizione murata nel campanile, che pare assai meno anziano dell’edificio.
Un primo passo verso lo sfruttamento delle risorse naturali è stata la scoperta delle caratteristiche oligominerali della sorgente “La Folgara“. Se vivere qui può creare qualche problema per la scarsità di servizi disponibili, l’ambiente naturale ripaga ampiamente con la bellezza di una natura aspra e piena di fascino. Il massiccio del Matese è una presenza incombente ma non minacciosa, i boschi di cedui e conifere non conoscono le ferite dell’antropizzazione e tutto ciò favorisce il contatto con la natura ed il godimento dei suoi frutti.
Tradizioni e gastronomia
Particolarmente interessante è la festa tradizionale in onore di San Domenico abate che si svolge l’ultima domenica di maggio e che ha le stesse caratteristiche di quella più famosa che si svolge a Cocullo (Aq), con i famosi “serpari” che sfilano al seguito della processione.
Anche a Castelpizzuto la statua del santo veniva ricoperta di serpenti catturati nei campi intorno al paese. È stato così fino alla prima metà degli anni ’20 quando avvenne un episodio che fece cessare tale usanza, ovvero un rettile che morse il braccio di un uomo e che restò a lungo attaccato all’arto del malcapitato. Una donna incinta, alla visione di quel morso, per lo spavento perse il piccolo che portava in grembo.
L’origine della festa pizzutese si fa risalire al 1888. Il documento spiega che il culto per il santo benedettino fu introdotto dall’arciprete Bonaventura Caranci, morso da un cane «arrabbiato» e guarito per intervento miracoloso di San Domenico «che salva dalla rabbia e dal veleno».
Altra importante tradizione era quella che consisteva nel mettere in scena la cosiddetta Opera di San Domenico. La drammatizzazione era realizzata, la vigilia della festa, da attori dilettanti del luogo e raccontava la vita e i miracoli del santo.
Altre feste religiose molto sentite: Sant’Agata (patrona) che si festeggia il 5 febbraio, S. Anna il 26 luglio e S. Lucia la prima domenica di settembre.
Tra i piatti tipici di Castelpizzuto troviamo la Minestra di farro e grano, “l’acquaonta” (farina integrale con poca acqua e sugo), “mbaniccia” (pizza di verdura e pane), polenta e salsiccia e formaggi tipici (di capra e di pecora).























